Quando muore un attore

09.28.2016

Il 2 febbraio 2014, il mio capo mi ha cazziato. Beh, mi ha cazziato un sacco di volte, in effetti. Ma quel giorno mi aveva cazziato perché la morte di Phillip Seymour Hoffman mi aveva sconvolto troppo, per essere uno che non conoscevo.

Sul momento, ho pensato che in effetti non aveva tutti i torti, che le commemorazioni di massa sono una moda un po’ pericolosa, ultimamente.

Ma poi, l’11 agosto dello stesso anno, ho cambiato idea.

Perché le persone come me e come il mio capo hanno avuto la fortuna e il privilegio di guadagnarsi da vivere raccontando storie agli altri. Potevamo stare a spalare la merda e invece ci pagano per inventare cose da raccontare alla gente. Consapevoli di questo, cerchiamo sempre di farlo al meglio, ci scegliamo i nostri maestri da imitare, speriamo sempre che quello che andrà in scena a interpretare le nostre parole renda loro giustizia.

E proprio per questo mi pare il minimo se le persone come noi sono tristi, quando se ne va qualcuno con un talento fuori dal comune, uno che saputo rendere vere e vive le parole di qualcun altro, uno che ha reso felice tanti sceneggiatori là fuori.

Il 2 febbraio 2014 ero triste per la morte di Phillip Seymour Hoffman.

L’11 agosto del 2014 ho pianto come una bambina.

Perché quel giorno non si trattava di uno che sapeva recitare, ma di uno che a quelli della mia generazione li ha fatti crescere.

Quel giorno se n’è andato… se n’è voluto andare… uno che quando eravamo piccoli ci ha fatto sbellicare , soltanto dicendo: Nano, nano! Poi ci ha reso degli adolescenti migliori, salendo in piedi su una cattedra e indicandoci per cosa valesse la pena di lottare. Poi ci ha spiegato come diventare adulti consapevoli delle proprie possibilità, e ci ha vinto pure un Oscar per questo.

E poi è sparito.

Per chi un minimo ha presenti le leggi di Hollywood, si poteva pure immaginare dove fosse finito. Ma a tanti non è importato.

E forse è per questo che ho pianto tanto, quel giorno.

Perché — come una cretina — sono rimasta parecchio tempo (e ho i testimoni) ad aspettare che Alan Parrish uscisse fuori da Jumanji.

Adesso lo so, che non ne uscirà mai più.

Ma perché ho capito che quando un attore muore, inizia a vivere per sempre.

Autrice giuiasoi.com

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