(I never) feel so low

11.15.2016
Per quanto stia procedendo veloce, questo treno si muove sempre troppo lento.

È appesantito e gravato dal flusso scoordinato di pensieri freddi e inariditi.
Cerchiamo di dormire. Cerchiamo di sognare. Cerchiamo di riflettere. Cerchiamo di scrivere. E ci riusciamo. Ma male.

Male è il massimo a cui si può ambire, in quest’alba umida e sprofondata nel grigiore umido della linea gotica.
Male è ciò di cui ci si deve accontentare, in questa vita fatta di tutto un po’, fatta di vorrei ma non posso, fatta di caos travestito da ordine.

Cerchiamo dentro (o fuori) di noi un personaggio, una storia, una frase che abbia un senso. Ma non lo troviamo, perché ormai da tempo non siamo più niente di tutto questo. Ormai da tempo abbiamo smesso di credere che possiamo esserlo.
Ci aggrappiamo a virgole, punti e parentesi nella speranza di poter dare anima a un fantoccio dagli occhi spenti. Quel che resta della nostra creatività. Ma sbattiamo sull’improvvisa rivelazione che forma e sostanza a volta non sono affatto la stessa cosa.

(Datemi un nome, datemi un volto. È ripartirò da li, fingendo di nn sentire la paura di non aver la minima idea di dove dirigermi.)

Già. Finale di stagione zoppicante, come in una serie che — pur avendo dignitosamente fatto di tutto per non saltare lo squalo — alla fine proprio non ci è riuscita.
Dolori, tensioni, malessere, fatica: è veramente questa la vita?
Sarà sempre un’infinita serie di momenti non buoni o meno buoni, a cui sopravvivere? Veramente questo è il massimo a cui ogni singolo essere umano possa dignitosamente cercare di aspirare?
…lasciare indietro rimorsi e rimpianti che non smettono mai di urlare dal buio del baratro…
…cercare di schivare le trappole bastarde che ostacolano il cammino all’improvviso…
…concentrarsi e non sentire.
Perché ci sarà sempre un altro duro colpo da incassare, un’altra fitta da ignorare quando invece ci sarebbe bisogno di certezze: poche, per carità. Un paio, non di più.

C’è bisogno di sapere che si può tornare a sorridere dentro, per poter di nuovo camminare con passo spedito sul marmo lucidato a tradimento.
E’ davvero possibile?
Non saprei, potrebbe anche andare peggio.
C’è bisogno di aiuto?
Sì, ma non si sa di chi. Forse di qualcuno che ci ascolti, che capisca la nostra lingua, che si interessi a noi.
Ma, in fondo, perché questo qualcuno dovrebbe esistere?

Autrice giuiasoi.com

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