Le regole del fight club

05.28.2017

Quando alla fiera del paese le persone si accalcano attorno al teatrino dell’illusionista, non lo fanno per vedere se riuscirà a tagliare la sua assistente in due parti: sanno già che ci riuscirà e sanno anche che all’avvenente biondina non succederà nulla di male. In realtà, ciò che li spinge ad accorrere prima che il numero inizi per poterlo gustare fino alla fine, è il superbo istinto di scoprire come ci riuscirà.

Dai bambini eccitati con lo zucchero filato in mano, agli anziani signori con il sopracciglio alzato, alle mamme irretite dal fascino dei lustrini, tutti sono lì — immersi in una miscela di speranza e presunzione — a cercare di cogliere il frammento mancante, lo spiraglio rivelatore, il trucco e l’inganno. Tutti vorrebbe essere il fortunato vincitore che, prima degli altri, griderà: “Il re è nudo!

Ammettiamo per un attimo che, per soddisfare gli imperanti desideri degli spettatori e con il fine recondito di accrescerne il numero, un rampante prestigiatore decida di cambiare le regole del gioco e di rivelare il segreto di cui tutti vanno a caccia, di urlare a gran voce la risposta a quel: “Ma come fa?” che tutti mormorano mentre, stupiti, applaudono alla vista della donna segata in due.

Cosa accade, in quel caso?

Fiumi di gente arrivano davanti allo scalcinato teatrino, perché nessuno vuole perdere la rivelazione del mistero. E nel momento esatto in cui la quarta parete crolla al suolo, mostrando il corpo intatto della donna mimetizzato chissà come, lo stupore degli astanti è anche maggiore di quello che normalmente suscita la visione degli arti snelli e modellati, separati dal resto.

Ma dura un istante. Dopo di che, soddisfatti senza bisogno alcuno di rimborso, tutti se ne vanno — l’avevo detto io, che il trucco era quello… ah beh, ma allora così siamo buoni tutti… se ci pensi, è una truffa in piena regola — a inseguire il prossimo mistero da stanare, lasciando l’illusionista solo a contemplare le ceneri della sua geniale trovata.

Ecco. Strano che una produzione longeva e di successo come Striscia la notizia non ci abbia pensato. Perché di fondo a me, che lavoro nel settore da tredici anni, sembra che sia accaduto proprio questo.

Che in televisione spesso si urli, è un dato di fatto. Che ci mette la faccia abbia la tendenza a ricordarlo in maniera violenta e spesso oltre il consentito, anche: a me una volta è stato tirato uno scolapasta in testa durante una diretta, tanto per dire. In linea generale, però, non c’è nessuno che se ne stupisca, per mille e uno motivi che elencare qui sarebbe lungo e noioso. Non è giusto? Possiamo parlarne, ma si tratta di regole accettate e condivise e se in linea di massima gli addetti ai lavori non le trasgrediscono un motivo ci deve essere.

Per come la vedo io, l’intrattenimento televisivo è stato a lungo (e per certi versi è ancora) come il teatrino dell’illusionista: la messa in scena di un incantesimo che funziona, anche perché nessuno ne conosce i retroscena e il dietro le quinte. Persino Il grande fratello, che deve il suo successo alla finta promessa di realtà senza filtri, oserebbe mai abbattere la parete che nasconde i suoi meccanismi, ben oliati e strategici.

A questo, evidentemente, non ha pensato il collaboratore di Flavio Insinna quando ha deciso di rivelare all’Italia che il re era nudo. È andato a colpire il suo vessatore dove poteva fargli più male, scegliendo una strada anche fin troppo facile e probabilmente immaginando una notevole risonanza, proprio perché Insinna è a suo modo simbolo di un’affabilità e una correttezza morale che in giro è sempre più difficile da reperire.

La prima domanda da porre a questo ignoto collega è la seguente: potresti ammettere guardandoci tutti negli occhi che Flavio Insinna sia l’unica personaad averti trattato in quel modo, da quando lavori in televisione? Io non credo.

La seconda, invece, è un’altra: pensavi davvero che il mondo della televisione non avrebbe cercato di proteggersi, andando immediatamente a ricostruire quella parete che tu hai abbattuto con una picconata sola, ben assestata e vibrata con forza? Stiamo ancora aspettando che un addetto ai lavori dia ciecamente ragione a Striscia.

Andando a guardare nel dettaglio gli effetti della scelta, dunque, facciamo due conti: la trasmissione di Canale 5 è finita per qualche giorno nell’agenda setting della comunicazione italiana, per uscirne presto e male. Avrà sicuramente racimolato qualche punto di share in più, ma è niente in confronto all’attestato di stima nazionale che è stato porto alla sua vittima.

L’anonima gola profonda, invece, ha ricevuto maledizioni e insulti da parte di autori, registi, collaboratori ai testi e redattori di tutta Italia e un enorme in bocca al lupo per la ricerca del suo prossimo lavoro.

Insinna, infine, soprattutto dopo le sue pubbliche scuse, quantomeno potrà dire a testa alta che a comportarsi da brava persona ci si guadagna sempre. Nel mio piccolo, ad esempio, l’ho incontrato diverse volte, più fuori dal contesto televisivo che dentro, e ho sempre avuto un’ottima impressione di lui, pur sapendo che — come “urlatore” — a Don Backy e a Tony Dallara non avesse nulla da invidiare.

Il punto è che, spesso, in tv la professionalità e l’irruenza non vanno in conflitto tra di loro.

Anzi, a saperli gestire con maestria, possono diventare addirittura un punto di forza e simpatia: chiedetelo a Enrico Mentana, che ha deciso di far diventare il suo movimentato dietro le quinte parte della messinscena quotidiana, arrivando quasi a diventare il secondo più amato dagli italiani dopo Lorella Cuccarini.

Se prendi parte a un gioco e vuoi vincere, devi conoscerne bene le regole e saperle sfruttare a tuo favore. E a me sembra abbastanza risaputo che la prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.

Autrice giuiasoi.com

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