Il dono dell’ironia

07.19.2017
19 luglio 2017. Mentre finisce la giornata e leggo tutte le doverose commemorazioni per la scomparsa di Borsellino, vengo folgorata da un’illuminazione, (quasi) come San Paolo a zonzo verso Damasco.

25 anni prima quello stesso giorno. Le scuole oramai finite da tempo, calda e immobile domenica di luglio: quel giorno mio padre risultava come funzionario reperibile della Camera dei Deputati. In caso di evento straordinario, in pratica, era lui che doveva andare a lavorare per tutta la baracca.

“È una roba che succede a tutti, a turno, più o meno una volta ogni dieci anni. Ma è solo una formalità…” spiega papà a me, che all’epoca avevo 13 anni. “…possiamo andare tranquillamente a pranzo da nonna, tanto non succede mai niente.”

Prima ancora che nonna apparecchiasse, arriva la telefonata della Batteria.

Avevano ammazzato Borsellino e papà non è mai riuscito a mangiare l’amatriciana.

Due mesi dopo, tutta la famiglia Soi — nonni compresi — al termine di un lungo giro negli Stati Uniti del sud, si trova ai piedi del World Trade Center.

“Papà, possiamo prendere l’ascensore?” Chiedo entusiasta. “Quello che sale su, fino all’ultimo piano?”

“No, tesoro.” Mi risponde lui, probabilmente in preda a un attacco di vertigini mai ufficialmente confermato. “Questa volta proprio non abbiamo tempo. Ma ti prometto che la prossima volta che veniamo a New York lo prendiamo… tanto le Torri Gemelle staranno ancora qua. Chi vuoi che le sposti?

Ora.

Definiamo ironia quell’alterazione linguistica spesso paradossale, atta a sottolineare la realtà di un fatto mediante l’apparente dissimulazione della sua vera natura o entità. E consideriamo detta ironia il fondamento inamovibile del mio modo di scrivere.

Per quanto mi scocci in maniera indefinibile, cosa ci tocca dedurre?

E niente… grazie estate del ‘92.

Grazie papà, per avermi insegnato il mio talento principale.

Autrice giuiasoi.com

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