Oggi viene quella di ripetizioni

08.30.2017
E che ci si vuol fare… è così.

Gli fai ripetizioni per tutto l’anno, a volte anche di più. Li vedi sbattere la testa, fingere di aver capito e poi sbagliare peggio di prima, farsi prendere a schiaffi dall’ansia o strattonare dall’indifferenza, ridere quando c’è da piangere e viceversa.

Te li prendi in custodia come se fossero tuoi, gli fai spazio dentro di te fino a sentirti affollata come un condominio di Foggia (cit.!) e ti cali in trincea per prendere le fucilate in prima fila insieme a loro. Ti suicideresti, pur di sentire un’altra volta che il pronome relativo e l’aggettivo dimostrativo sono la stessa cosa, che io non me lo ricordo proprio ‘st’ablativo assoluto che dici te, che guarda che ‘sta roba mica l’ha spiegata.

Eppure alla fine il sistema lo trovi sempre e ogni volta ti stupisci insieme allora di come ogni maledetta volta, nonostante tutto, la luce in fondo al tunnel in un modo o nell’altro è riuscita a farsi strada.

Poi i 3 diventano 6, e poi 7.

E alla fine li promuovono.

E tu, da un giorno all’altro non li vedi e non li senti più.

Loro, le madri, gli orari di ricevimento, il registro elettronico e compagnia cantando.

Poco a poco, vedi svuotarsi quel condominio di Foggia che solo poco prima era affollato da piccole creature agitate, futuri guru filosofici e creatori di epici sfondoni destinati alla leggenda. Ti ci scappa la lacrima, proprio come Mary Poppins un attimo prima di mandare a fare in anculo il pappagallo, e poi fai finta di niente.

Ma le istantanee mentali che hai scattato nel corso degli anni… beh, cazzo: per quelle non c’è memoria piena che tenga, non c’è sincronizzazione fallita che ti fotta.

Quelle sono tue e non te le leverà mai nessuno.

D’altra parte, in fondo è per questo che continui a insegnare, anche quando sei stanca, anche quando non hai tempo, anche quando il sabato pomeriggio sarebbe meglio andare a fare shopping.

Perché in fondo — da sette anni a questa parte — la domanda che conta è sempre la stessa:

…ma Renzo e Lucia, come cazzo facevano ad andare a piedi fino in Finlandia tutte le mattine?

(Ci misi dieci minuti, all’epoca, per capire cosa volesse dire il tipetto.)

 

Autrice giuiasoi.com

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