La vita fa uguale

09.15.2017

Le cose finiscono, le persone si muovono, le situazioni cambiano.

Fino a poco tempo fa, avevo la fantastica abitudine di rimanere annichilita di fronte all’inevitabile mutare dell’orizzonte, generalmente finendo a piangerci sopra. Per anni, la maggior parte delle volte.

Impacchi di fango con i perché e i ma se, che armati di buona volontà provavano a dare un senso agli eventi accaduti e finiti, ben al di là delle mie possibilità. Betoniere di sensi di colpa, pronti sulla linea di partenza a scattare allo sparo dello starter, ancora una volta con l’intento totalmente ingenuo di compilare il cruciverba dei miei interrogativi analitici. Egocentrici e fustigatori.

C’è da ammetterlo, però: il tempo che passa — la vecchiaia, per intenderci — sta cambiando alcune tinte e alcuni tratti dell’affresco davanti ai miei occhi.

È roba degli ultimi giorni, tutto sommato.

Le cose finiscono, le persone si muovono, le situazioni cambiano: è vero. Ma se ci guardi bene, se indirizzi le pupille qualche centimetro oltre la punta del tuo fottuto naso, vedi che accorgersene prima è possibile.

Nulla cambia mai di botto, nulla deflagra all’improvviso (…un po’ come i terremoti, stando ai fanatici del complotto): in ogni storia che si rispetti e che — Dio volesse — sia stata scritta con cognizione di causa, ogni evento viene seminato con attenzione e poi raccolto tempestivamente al momento opportuno.

Ecco. La vita fa uguale, tipo.

Chi si allontana ha sempre un motivo: probabilmente tu non lo riesci a delineare e sicuramente non lo condividi, ma ce l’ha. Salvo casi evidenti, la gente non è pazza. Al massimo, pensa che sei pazzo tu.

Se l’orizzonte si sposta, è perché la forza centripeta non è mai potente a sufficienza da durare in eterno: prima di lui si spostano piccoli pedoni sulla scacchiera, e magari tu non ci hai fatto caso, ma sono loro gli araldi della samba in arrivo.

Le molecole si muovono, l’acqua scorre, l’asse terrestre ruota (salvo per chi crede che la terra sia piatta, of course). E alla fine, un bel giorno, alzi la testa e non puoi far altro che constatare che il momento è arrivato.

È giusto, è sbagliato; fa bene, fa male: delle quattro l’una, o anche tutte insieme.
Ma se ti sei guardato intorno prima, se hai avuto la pazienza di farti un filo i cazzi degli altri — ner senzo bbono, dico — magari riesci a darti una risposta, prima di versare fiumi di lacrime.

(Nel caso, comunque, avvisa Bracciano chè due gocce d’acqua gli fanno sempre comodo.)

È finito tutto, ti verrà da dire, nel momento in cui alzi la testa, e ti roderà il culo — avoja, se ti roderà — ma se ti ricordi che le cose finiscono, le persone si muovono e le situazioni cambiano perché le molecole si muovono, l’acqua scorre e l’asse terrestre ruota, magari eviti di svegliarti tutto sudato.

In situazioni particolarmente favorevoli, riuscirai ad aspettartelo. Se ti dice proprio bene, potresti arrivare a pensare che magari un giorno le cose torneranno com’erano un tempo.
L’asse terrestre ruota, in fin dei conti.

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