Fuori!

11.14.2017

Nel 2012 abbiamo vissuto il momento più punk della storia del nostro paese: senza Presidente della Repubblica, senza Presidente del Consiglio, senza Capo della Polizia e addirittura senza Papa, per quanto con un allenatore super cattolico alla guida della Nazionale di calcio.
Quello era il momento in cui potevamo fare davvero la differenza: potevamo fare casino, potevamo tentare robe mai viste, potevamo scegliere di rimanere in quello stato… potevamo vincere gli Europei.
Purtroppo, invece, niente di tutto questo è accaduto.

E noi abbiamo iniziato ad abituarci. A realtà vecchie, a realtà nuove, a realtà improbabili, a tutto.

Ci siamo abituati ad avere due papi, ci siamo abituati a stare senza Berlusconi, ci siamo abituati alle pagliacciate del nuovo PD, ci siamo abituati ai 5Stelle.
(Nessuno lo ammetterebbe mai, ma io ho il sospetto che ci stiamo abituando anche a Salvini.)

Con un incredibile – lascio al lettore la scelta dell’accezione positiva o negativa del termine – capacità di adattamento, ci siamo ambientati tra lavori precari, contratti inesistenti, contributi che spariscono e straordinari non riconosciuti. Tutto sommato – foto su Facebook a parte – ci sta bene anche che i mezzi non funzionino, che le città siano nel degrado più assoluto, che i ragazzi non abbiano scuole decenti. Ci va bene sia che Asia Argento sia stata molestata, sia che Fausto Brizzi abbia molestato delle persone.

(Nel dubbio, ci andrebbe bene anche se non fossero vere nessuna delle due ultime affermazioni.)

Con un po’ di esercizio, vedrete, riusciremo anche ad abituarci alle cartelle di Equitalia inviate a buffo per vedere chi abbocca.
Perché tanto la modalità è semplice è sempre la stessa: si prende atto dell’eventualità inaudita, si sbraita un po’ sui social, si aspetta il primo che riesca a farci su una battuta dissacrante, ci si ingarella nella sfida a chi realizza il meme più visualizzato, ci si dimentica dell’incazzatura iniziale e si passa oltre.
Senza neanche rendersi conto che, così facendo, non solo non abbiamo provato a fare nulla per migliorare la situazione, ma soprattutto abbiamo trovato il sistema di abituarci a un altro cetriolo.
E dunque, sì: ci abitueremo anche a una Coppa del Mondo di calcio che si disputa senza la nostra nazionale.

Già sta succedendo, è evidente: abbiamo già i primi esercizi di stile a tema “ventura”, abbiamo già i primi confronti con il Gf, abbiamo già le maledizioni a Tavecchio, senza contare tutti quelli che se la stanno perdendo con quel poveraccio di Buffon che – mandato in pasto alle telecamere al posto del suo allenatore, in un momento in cui probabilmente avrebbe preferito starsene per fatti suoi a farsi passare il rodimento di culo – non ha trovato niente di meglio da fare che piangere.
Evidentemente, non aveva ancora avuto il tempo di abituarsi al fatto che quest’estate, invece di provare a vincere qualche partita del girone prima dell’inevitabile illuminazione, dovrà starsene con Ilaria e i suoi 75 figli sotto l’ombrellone a Formentera.

Per questa volta, De Rossi l’ha battuto sul tempo… ma questo solo perché è di Roma.
Solo uno di Roma, chiamato all’azione nel momento cruciale, sa rispondere: “Ma che c’entro io? Mica dobbiamo pareggiare, dobbiamo vincere.”
Perché i romani sono i fenomeni del disincanto, della concretezza pane e cipolla style. I romani non piangono: fanno semplicemente prima ad abituarsi.
Nel frangente, lui si è abituato prima degli altri all’idea di avere un allenatore che non capisce granché e lo ha messo in chiaro, concludendo la pratica con l’addio alla maglia azzurra. Pure lui, a Formentera. O anche semplicemente a Ostia, il luogo non è determinante.
Ciò che conta è che si è già abituato.

Lo stiamo facendo tutti, in realtà, muovendo il primo passo che recita così: “questa nazionale è lo specchio del paese.” E quindi, daje all’untore comodamente seduti in poltrona e con lo smartphone in mano: daje a Renzi che porta sfiga, daje a Tavecchio che è un criminale, daje a Salvini che vuole gli stranieri fuori pure dalla nazionale, daje ai 5stelle chè tanto sicuro c’entrano qualcosa pure loro.
Benissimo.Se fate un meme divertente prima che esca fuori il prossimo schifo su cui ironizzare, metto il like… giuro.

Continuerò a galleggiare in questo mare di merda insieme a voi, con una molletta sul naso e la totale incapacità di provare emozioni definite. Proprio come chiunque altro, mi arrabbierò fino a un certo punto perché tanto non ne vale la pena; proprio come tutti non riuscirò a gioire particolarmente per nulla perché tanto poi – in un modo o nell’altro – finisce sempre tutto a puttane.
Ma una domanda, però, mi resta sulla punta della lingua e magari ci rimarrà fino alle prossime elezioni, quando invece che andare a votare la metà del paese se ne starà a casa a guardare le partite di campionato (per allora, dei Mondiali non gliene fregherà più niente a nessuno… però potrebbe essere il primo scudetto non bianconero dell’ultima era geologica, vuoi mettere?)
Continuerò a chiedermelo, come me lo chiedo adesso, come se lo chiede il mio collega Luciano detto Heriberto e come spero se lo chieda anche qualcun altro:
“Ma voi, amici miei, non vi siete rotti il cazzo?” Perché io, un po’ si. 

E infatti sto sbraitando su internet.

<p>Autrice giuiasoi.com</p>

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