Non potrei ricordare con rabbia neanche se volessi

12.14.2017

Tempo fa, sembrava che avrei avuto l’opportunità di parlare di musica. Mi sarebbe piaciuto da morire, ma – per la serie let’s hang to the cock – non è successo. Peccato, ma in fondo anche poco male: lo faccio lo stesso, da sola e – per la serie I just don’t give a shit – proprio qua.

D’altronde, come si fa a rimanere in silenzio dopo l’esibizione di Noel Gallagher a XFactor?

It’s all about me, ha detto lui a Cattelan a un certo punto, e minchia se aveva ragione. C’era veramente tutto, su quel palco, mentre cantava Don’t look back in anger in una delle versioni più belle che siano mai state eseguite.

(O per lo meno, che io abbia mai ascoltato.)

C’era l’orgoglio soddisfatto e felice di un meraviglioso cinquantenne – tutto sommato, se lo guardi bene, sta molto più in tiro adesso di vent’anni fa – che finalmente ha quel che è suo, fa sentire la sua voce, non deve più niente a nessuno e non ha più bisogno di combattere lo squinternamento mentale di chi lavora con lui.

(Quanto lo capisco, credetemi. Ah, quanto lo capisco.  Al punto che, ora lo dico:

…I’m free to be whatever I, Whatever I choose and I’ll sing the blues if I want. Ecco, becca.)

C’era la consapevolezza che più passa il tempo e più ci si accorge di quanto gli Oasis e le loro canzoni abbiano segnato la mia generazione, nel bene, nel male e nella nostalgia. Cattelan non capiva più niente e avrebbe potuto saltargli in braccio e baciarlo da un momento all’altro, tanto per dirne una.
C’era la potenza e la maestosità di un brano che – scontato, copiato, triturato, inflazionato e tutti i participi passati della prima coniugazione che volete – dopo 20 ancora tiene botta in una maniera impressionante e, anzi, trova il modo di diventare ancora più bello, per quanto impossibile potesse sembrare l’operazione.
C’erano pezzi di vita di molti di noi che volavano scomposti da una parte all’altra dello studio e si vedeva. Ovviamente – in maniera nascosta ai più – volavano anche a casa mia: mentre mio marito Giuliano era bloccato in uno stato di trance mistica che interrompeva saltuariamente soltanto per mormorare: “Ammazza, quanto è bella… ammazza, lui quanto è potente…” la mia mente si era trasferita temporaneamente all’estero.

Parte era a Siviglia, in una stanza d’albergo di media decenza datata marzo 1996. Riviveva la soggettiva di una camminata stordita da 39 di febbre, alla ricerca disperata – stanza per stanza, alle tre di notte – di un’aspirina d’emergenza, che avrebbe avuto lo scopo di proteggermi dal crollo fisico ma anche da una cazzata clamorosa, che poi ho comunque fatto.

Più volte. 

Ho rivissuto il momento in cui una porta si è aperta per sbattermi davanti un televisore acceso su Mtv, nel momento esatto in cui i Backstreet Boys vestiti da Vacanze di Natale ‘90 finivano di cantare: I’ll never break your heart, I’ll never make you cry e Noel iniziava a dire che: Slip inside the eye of your mind, Don’t you know you might find a better place to play?”

Flash e folgorazione. 

Quella cazzo di chitarra, il tormento esistenziale del momento, due amiche pronte a raccogliermi con il cucchiaino al momento giusto e la febbre che alla fine è passata.
E infatti, poi, ho fatto la cazzata… il che ci conduce direttamente a Londra, dove si trovava l’altra parte della mia mente mentre Noel continuava a cantare e Cattelan a sprofondare nel suo personalissimo brodo di giuggiole da ex adolescente brit pop che negli anni ‘90 io c’ero e tu no.
A Londra nell’agosto del 1997, una mattina all’alba miliardi di ragazzi si sono radunati davanti al Virgin Megastore e all’HMV per acquistare le primissime copie in vendita di Be Here Now. Miliardi, ma non io perché – forse innamorata del ragazzo sbagliato, ma sicuramente non innamorata di quello giustocol cazzo che potevo andarci.

(Sarebbe stato sconveniente, capite.)

Ed è stata quella mattina che ho iniziato a odiare i fratelli Gallagher, loro e il loro nuovo fottutissimo disco che manco mi piaceva, loro e i loro concerti che saltavano sempre al momento sbagliato, loro che cantavano dappertutto e mi facevano piangere perché mi ricordavano che ero una stronza, o per lo meno che così si diceva in giro.

(…Loro che mi abbandonavano perché l’adolescenza era finita e cominciava l’università e io me la dovevo sbrigare da sola.)

C’era tutto questo, ieri sul palco di XFactor, e anche molto di più: Mr. Gallagher si è preso il lusso di innamorarsi in diretta di Mara Maionchi, di farla evidentemente sdilinguire e allo stesso tempo di risultare – direbbe Levante– credibilissimo.
Meraviglia delle meraviglie. 
Ma che volete farci, le mie amiche lo dicono sempre: quando uno è forte, è forte e non c’è un cazzo da fare.

Autrice giuiasoi.com

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