Ode alla metro C

01.16.2018
Questa mattina ho preso la metro C per la prima volta. …era ora, dite?

Sì lo so, ma io sono un mammifero abitudinario, una pecorella dai capelli che rossi che transuma quotidianamente tra Furio Camillo e Lepanto e non è pronta a cambiare all’improvviso rotta di pascolo. Quando però un motivo valido c’è, mi lancio serena verso l’ignoto soprattutto se – come in questo caso – ne vale la pena.
Arrivo a Lodi in macchina, questo lo confesso, perché – a furia di sentire storie sulla Metro C che in realtà non esiste, che non passa, che per arrivarci da San Giovanni devi scalare l’Everest in ginocchio sui ceci e compagnia cantando – non mi sono fidata. Poi, però, sono scesa lungo le scale della fermata di Lodi che, con i mattoncini lisci lisci e quelle pareti scintillanti, mi ha fatto dimenticare che pioveva e io avevo le scarpe e i calzini bagnati:

perciò, primo punto per la metro C!

Arrivata sulla banchina, ho avuto la seconda gioia della giornata perché, invece delle classiche panchine usurate dal tempo e dall’astio dei passeggeri romani piegati dalla vita, ho trovato gli stessi strapuntini inclinati dove avevo l’abitudine di appoggiarmi quando vivevo a Parigi e prendevo il treno da Les Halles per tornare a casa mia. Io, quando ripenso al mio periodo parigino, divento sempre molto felice quindi… secondo punto per la metro C!
A quel punto, ho guardato il display luminoso e ho visto che era in arrivo la metro (…puntuale rispetto a quando era annunciata, quindi terzo punto!) e mi sono avvicinata alla linea gialla, da dove ho visto arrivare il fantascientifico vagone auto-guidato con tanto di doppia porta a vetri a scorrimento automatico. Minchia, pareva Total Recall o che cavolo ne so io… presa dall’entusiasmo, stavo per assegnare il quarto punto ma poi mi sono accorta di quello che in realtà già sapevo: sotto la metro C il telefono non prende.

Ahia. Questo, per una che si chiama Giulia sotto la metro ed esiste solo su Facebook è un problema pari a quello che hanno gli esseri umani in assenza di ossigeno, quindi – seppur a malincuore – avrei dovuto assegnare un punto negativo. Solo che poi, all’interno di un vagone spazioso, pulito e decisamente vivibile, ho visto una bicicletta parcheggiata in un apposito spazio con tanto di supporti, ganci, blocchi e tutto il resto. La mia gioia di amante delle due ruote ha avuto un impennata non indifferente, così ho chiamato quelli del VAR e ho rifatto i conti: con le porte automatiche saremmo arrivati sul 3-0, con l’assenza di campo sul 3-1 e con le biciclette sul 4-1. Ma il posto per le biciclette è uno dei quei gol che dovrebbero valere doppio,

tipo quello del portiere del Benevento al 95′,

quindi 4-0 per la metro C e non se ne parli più. Soprattutto tenendo conto del gran finale in arrivo: quando sono uscita a Teano, era in corso l’inaugurazione di un’opera d’arte, realizzata dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Roma appositamente per l’androne della stazione! Ho capito subito che era una roba importante, perché al taglio del nastro dell’opera c’erano la Direttrice dell’Accademia, il Presidente del V Municipio e la Presidente della Commissione Cultura del Comune; così, ho chiesto in giro e ho scoperto che il progetto “Coloriamo la metro C” è stato ideato da un prof. dell’Accademia, Salvatore Dominelli. La sua assistente, Tatsiana Pagliani, mi ha raccontato che la realizzazione dell’opera è stata pensata come lavoro finale dell’Anno Accademico 2016-7 e ha coinvolto ben 45 studenti.
Da oggi, dunque, chiunque passerà per Teano vedrà dei coloratissimi dipinti su maiolica al posto di quello che era stato pensato in origine come uno spazio per i telefoni a gettoni

(…eh lo so, non è mica una novità che ci hanno messo un’era geologica a costruire la C!)

e che per fortuna non è stato trasformato – che ne so – nel basamento di una statua gigante! Chi si divertirà a guardare in giro, per di più, troverà alle pareti anche tutti i bozzetti, uno più bello dell’altro, che hanno partecipato al concorso. 5-0 per la metro C, direi!
Ora. È vero che la metro ha mille problemi, che non passa, che ci sono gli scioperi e che se ti dice male la trovi allagata e tutto quello che già sappiamo.Se non siamo ottimisti, però, non se ne esce più, così io propongo di considerare iniziative come queste un primo passo verso un cammino lungo e sicuramente difficile che però, vai a sapere, un giorno ci darà una metro bella come la stazione di Toledo a Napoli e magari anche organizzata ed efficiente come quella di Londra.
Mi date della pazza? E io vi rispondo come Michael J. Fox in Ritorno al futuro: Voi non siete ancora pronti, ma ai vostri figli piacerà.

Autrice giuiasoi.com

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