Ode to Dolores

02.04.2018

Ho riascoltato Ode to my family per la prima volta dopo tanto tempo, un attimo dopo aver saputo che Dolores se n’era andata.

E mi sono ricordata come se fosse successo poco prima, quel pianto dirotto che io e Laura ci siamo fatte – per ragioni molto diverse – al concerto dei Cranberries a Venezia nel 2010, tra caldo, zanzare, gente ubriaca che non si reggeva in piedi e Andrea che continuava a urlare a squarciagola: “Dolores, bring a sack o’ potatoes!”.

Ripenso a quell’altro concerto, quello del 2000 a Tor di Valle, con Laura, Tiziana, Francesca, Alex e io che stavo fuori della grazia di dio perché uno di mia conoscenza mi aveva appena paragonato a sua madre.

Ce ne doveva essere anche un terzo, di concerto, comprato con il rimborso del concerto degli Oasis saltato per colpa della loro follia – e anche di qualcuno che gufava con tutta l’anima – ma quella è un’altra storia. Bruttina.

Ripenso alla gita a Parma che suonava a Zombie, così come suonava a Zombie la festa di Mauro di quell’anno. Ripenso a quella cazzo di apetta che Fabio in Sardegna trovò la forza di sorpassare soltanto quando dall’autoradio partì Salvation a tutta callàra, mentre il resto della vacanza l’abbiamo passato a sentire Daniele che ripeteva le parole Just my imagination senza sosta e senza un vero perché.

Ricordo a quando con Valeria, Elena e Matteo abbiamo deciso di usare Dreams come sigla del nostro amato nonché odiato format sul treno e anche a quando andavamo con Marisa, Laura e Fabio a suonare il pianoforte a coda della Facoltà di Archeologia e io sceglievo sempre – ma guarda un po’Ode to my family. All’epoca, una famiglia unita ce l’avevo ancora e davo alle sue parole un altro significato. Oggi, dopo tutto quello che è successo, ciò che trattengo di quelle parole ogni volta che le ascolto è ben diverso, ma non smetto comunque di ripensare all’adolescenza.

Ogni volta per un motivo diverso e inaspettato.

Una delle mie voci guida se n’è andata per sempre, ha seppellito l’accetta e mi ha lasciato qui a ricordare. E a cantare. E a piangere un filo, perché chiedetemelo tra dieci anni e vedrete che me lo ricorderò bene, il giorno in cui è morta Dolores O’Riordan, una delle mie cantanti preferite di sempre (che, anche lei, tanto per cambiare è morta prima di Mick Jagger.)

Autrice giuiasoi.com

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