La (mia) notte

02.04.2018
La notte è una stronza.

La notte è quel posto dove tutto riesce a sembrarti perfetto, anche quando sai benissimo che al mattino sarai del parere esattamente contrario. Ti fa dire e fare cose che di giorno non faresti mai, ti fa osare quel che il giorno ti fa temere, è una soglia di passaggio. La notte non è per tutti, ma per chi la sa prendere è un mondo a parte.

La notte è il momento in cui tutto è possibile, dove i limiti si fanno più distanti, dove la fine sembra spesso solo un’ipotesi remota, dove le regole se ne vanno a fare in culo insieme alle eccezioni.

La notte si lascia colmare dal sorgere di una luna malvagia e ti impedisce di vedere in guai che porta con sè. Li vedi di giorno, però.

(La notte è bella ed è bella anche la gente che la abita… lo dicono pure Jovanotti e Max Pezzali.)

La notte è lo stagno in cui scivolano lacrime silenziose, che però – chissà come mai – si fanno sentire anche a centinaia di km di distanza. La notte è l’abbraccio forte di un’amica, che dice senza parlare e ti ridà la vita senza saperlo.

La notte è il posto in cui prima c’eri – avrebbe detto Daniele Groff – e poi non ci sei più. La notte è il contrario del giorno: lei ti cura dove lui ti ferisce, lei ti risponde mentre lui ti domanda, lei ti salva mentre lui ti abbandona.

La notte è bella che fa male, è bella che si balla solo quando vuole lei.

La notte è talmente perfetta, che la puoi raccontare anche citando il lato più commerciale della musica italiana e lei rimane bella lo stesso.

Autrice giuiasoi.com

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