Parigi sotto la neve

02.18.2018

Quando esco di casa e vedo il cielo così grigio, compatto e incazzoso come stamattina, non riesco a fermare il mio cervello. Quello prende, parte e se ne va a Parigi.
Torna di corsa a quelle mattinate d’inverno in cui anche svegliarsi sotto la cappa opprimente di quel blocco di ghisa era un piacere. Ripenso a quella meravigliosa e costante convinzione secondo la quale – qualsiasi cosa sarebbe accaduta – la giornata sarebbe stata fantastica, coinvolgente, indimenticabile.

E infatti, poi, così era.

Veniva Peter a portarmi la nostra specialissima colazione, poi andavamo a pranzo da Lucia con Monica e Leo, spesso anche con Sabina e Giovanni che avevano già staccato dalle colazioni, poi tutti insieme andavamo a prendere l’autobus dove a volte incontravamo Elisa, se aveva il turno di sera come noi.
Poi andavamo tutti a lavorare in un posto fantastico dove ti pagavano gli straordinari, l’affitto, le mance e persino l’assistenza medica, e dopo mezzanotte correvamo incontro a braccia aperte al delirio organizzato del miglior bar che sia mai esistito sulla faccia della terra (almeno per me, fatemelo dire, sennò finisce come la storia degli hot dog della 5th avenue.)

Era tutto perfetto, lassù, e lo era anche quel cielo maestoso e cupo che sembrava spergiurare che la primavera non sarebbe mai più arrivata. Nè in Francia, nè altrove.

Una mattina di gennaio, e sto parlando dell’inverno di 15 anni fa, quel cielo diede il meglio di sé.

Uscita da casa per comprare il pane e il succo d’arancia alla boulangerie vicino casa, nel giro di cinque minuti ho visto iniziare a cadere dal cielo una quantità esagerata di fiocchi di neve. Tanti quanti non ne avevo mai visti, dai tempi della celebre nevicata dell’85. Arrivata l’ora di andare a lavoro, a terra c’era più di mezzo metro di coltre bianca.

Jacobo smadonnava perché temeva per la sua macchina, Leonel era felice come un bambino perché non aveva visto la neve in vita sua, Silke era rimasta senza scarpe, Lucia prendeva a pallate chiunque, il ristorante era nel delirio più totale, i guest al parco rimanevano bloccati al freddo sui trenini delle montagne russe che andavano in guasto tecnico ogni due per tre e chiunque era convinto che la neve fosse caduta anche dentro le
mutande di Topolino… in pratica, l’affermazione della Magie Disney elevata alla massima potenza.

La giornata passò con la convinzione che non ci sarebbero mai stati giorni più belli di quelli. Quella convinzione mi è rimasta dentro e mi accompagnerà per sempre, io lo so.
È per questo che quando guardo un cielo come quello di oggi sorrido e sospiro. Anche se ora qui è iniziato a piovere… e quel tipo di nevicata a Roma ce l’abbiamo solo una volta ogni 25 anni.

(Ma quando capita, però… eh? Chietedelo a Giuliano, Natascia e Gabriele…)

Autrice giuiasoi.com

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