IL MIO 31 MAGGIO

03.28.2019

2018 ed eccoci qua, è un’altra volta 31 maggio.

Stavolta è in trasferta a Milano, ma poco cambia: è più forte di me, il tunnel dei ricordi finisco ad attraversarlo in ogni caso… anche dopo 27 anni. Probabilmente perché sono tutti ricordi belli e non mi va di perderli: in fin dei conti, Leopardi mica aveva tutti i torti.

Quando arriva il 31 maggio, non è che faccia granché: ripenso a quello che è successo nel corso degli anni in questa stessa data, poi a fine giornata mi diverto a constatare se anche stavolta è successo qualcosa che valga la pena di ricordare oppure no.

In particolare, è giusto dirlo, ripenso a tutto quello che è successo il 31 maggio del 1991.

Ci piacque da subito, quel giorno: a scuola ci fu un’ora di buco – gran figata  e noi come al solito riuscimmo a finire nella classe delle stelle, l’unica in cui valesse la pena andare per sopravvivere alle difficoltà di quei tre anni di medie di merda. Nel giro di 5 ore, passai dallo stato di fidanzata, a quello di single, e poi nuovamente a quello di fidanzata (ma questo probabilmente me lo ricordo solo io). E poi ci furono le finali di pallavolo dei giochi della gioventù, che da un lato intrecciarono il mio cammino con quello di Valeria per non dividerlo mai più, dall’altro mi permisero di fare riscaldamento con la squadra maschile della classe delle stelle e di fare da alzatrice per il tipo che mi ha tenuto inutilmente sveglia di notte per 5 anni, che per assurdo adesso si trova proprio qui a Milano dove mi trovo io mentre scrivo e di cui posso vantare un’unica fotografia (che per me lo rappresenta sempre e comunque nel terzo canto del Purgatorio di Dante, ma questa è un’altra storia) E poi ci fu la cena finale, a cui la classe delle stelle non si degnó di venire, anche se a noi anche il solo fatto di aspettarli parve tantissimo.

(Facevano così, quelli: ti facevano sognare e poi ti ricordavano che loro erano loro e tu non eri un cazzo. Inspiegabilmente, però, era bello lo stesso e lo sembra tutt’ora.)

Infine, ci fu il grandissimo sorriso ebete che mi accompagnò mentre mi addormentavo e che oggi sembra una roba impossibile da ricreare.

Forse dovrei smettere di ricordare il 31 maggio, ma questo vorrebbe anche dire crescere una volta per tutte. Se crescessi, forse riuscirei a ottenere quel che ancora mi manca. Ma se crescessi per sempre, forse non sarei più io. Mi toccherà decidere, prima o poi, ma sicuramente non succederà di 31 maggio.

Di questo sono certa.

Autrice giuiasoi.com

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