L’AUSTRALIA NON ESISTE

03.28.2019

Mi è giunta notizia che – stando a quei rivoluzionari buontemponi degli amici terrapiattisti – l’Australia non esiste.

L’Australia.
Non esiste.

E già. Come l’Abruzzo e il Molise, in pratica, ma peggio.

In realtà infatti (voi non lo sapete, ma loro sì) il Nuovissimo continente è un’acuta invenzione, volta a insabbiare l’annegamento degli oltre 170 mila galeotti britannici inviati – insieme ai conigli, per una volta non vittime ma carnefici – sul finire del 18mo secolo a colonizzare gli antipodi.
Che, però, non esistono.

Eh.

Se li è inventati Re Giorgio III per togliersi lo sfizio di uccidere impunemente tutti quei poco di buono che gli impestavano il cream tea delle cinque e che, tra uno scone e uno spoon full of sugar, proprio non sapeva dove altro ficcare.

Geni.
Buontemponi rivoluzionari targati terra piatta che avete capito tutto prima degli altri, sappiatelo:
vi amo con tutta me stessa. Vi amo perché voi – al contrario di me e di (tipo) tutto il resto del mondo – non siete caduti nella machiavellica trappola.

Cazzo: è da una vita che noialtri crediamo all’Australia.

Noi crediamo a quel pezzo di terra dall’altra parte del mondo, popolata di canguri, birre, nuotatori e grandissimi esponenti del mondo del cinema. Crediamo davvero che loro festeggino il Natale con i barbecue in spiaggia, crediamo davvero che si divertano a fare surf fra le onde gigantesche… crediamo persino che, pur vivendo downunder, non camminino tutto il giorno a testa in giù.

(Ah già, a quello mi sa che ci credete voi. Sorry.)


E allora io ve lo devo chiedere: com’è stato possibile tutto ciò? Com’è che siamo stati così beoti, eh? Bisogna
rimediare al più presto, dico io.

(Rumore di doccia fredda sullo sfondo, ma potrebbe essere anche uno sciacquone. Non lo so, devo capire.)

Amici terrapiattisti, con queste mie parole non mi limiterò a ringraziarvi per averci aperto gli occhi su uno dei più grandi tiri mancini della storia del mondo; farò di più: chiederò solennemente il vostro aiuto.

Perché qua – con la creazione inaspettata di questo buco da 8 milioni di metri quadri nel bel mezzo del Pacifico, fermo restando che l’inesistenza sia una caratteristica relativa solo all’Australia e non a tutto il cucuzzaro Oceanico – ci siamo ritrovati tutto d’un tratto con un discreto orizzonte culturale da ricostruire.

Mica cazzi.

Eh.

Ci sono un sacco di fondamentali interrogativi che meritano di trovare risposte degne tale nome. E soprattutto vere, previo vostro imprescindibile imprimatur.

Se l’Australia non esiste, ad esempio…

…Dov’è morto realmente il Capitano James Cook?

…Sorvolerei su Picnic a Hanging Rock perché mi pare un filo complicato, ma Australia di Baz Luhrman allora di cosa parla in realtà?

…Perché Ian Thorpe non gareggiava per il suo paese di appartenenza, visto che era tanto forte? E soprattutto: non è che finito a bombarsi per la frustrazione di gareggiare per un paese inesistente?

Amici terrapiattisti in procinto di cancellare per sempre l’Australia dai planisferi, prima di tacere ho ancora un’ultima domanda e la pongo a voi perché voi di queste cose ve ne intendete, voi conoscete persone rilevanti come l’ammiraglio Byrd che fu in grado di dimostrare sia che la terra è piatta, sia che la terra è cava (genio!).

Se davvero l’Australia non esiste, vi prego ditemi: chi sono in realtà le persone di cui leggiamo sui giornali, che seguiamo sul web, che vediamo al cinema o in tv? Ed è proprio per la vostra risposta che inizio (se possibile) ad amarvi ancora di più: gli australiani noti come tali, in realtà sono attori, pagati per far finta di essere australiani.

(Meraviglia delle meraviglie, meravigliosissima.)

Ok, dai: voglio stare al gioco; facciamo che davvero sono attori pagati.

Ma da chi?

Dagli inglesi, che ancora coprono il loro efferato genocidio marittimo di 300 anni fa?

Dalla fondazione Adotta anche tu un paese inesistente?

Dagli antichi alieni?

Su questo punto non siete molto sicuri, mi pare di capire, ma in cambio proponete una teoria ancora più stimolante: gli Australiani (povera gente priva di patria, costretta a vivere migrando per il mondo perché costretti a fingere di appartenere a un paese inesistente) potrebbero essere dei robot.

Bingo!

Non solo terrapiattisti, ma anche appassionati di Westworld: non potrei chiedere di meglio. Perché ciò mi dà la certezza che anche voi, come me, siete consci dell’importanza delle storie, delle linee narrative, degli snodi e degli intrecci.

Anche voi, come me, vi renderete di certo conto del profondo lavoro che – da più di 300 anni – ferve dietro le quinte di questa visionaria e perfida Operazione Australia. Ci sarà sicuramente stato un efficace reclutamento tra le migliori menti del mondo anglosassone per rendere il più performanti e realistici questi robot. Andranno continuamente controllati, seguiti, sceneggiati… in una parola, prodotti (nel senso televisivo del termine).

E allora, amici terrapiattisti e lungimiranti ben oltre la media, visto che siete sempre così pronti a prodigarvi per tutelare la salvezza culturale e sociale del prossimo, vi prego, rispondete a questa mia richiesta: dove si mandano i curricula per andare a fare i producer per questi robot? Perché prima o poi, quelli che seguono Hugh Jackman, Russell Crowe e Nicole Kidman andranno in pensione. E a quel punto, anche se non faccio più set dal 2015, pur di seguire loro io un pensierino ce lo farei.

Grazie, vostra amante incondizionata dell’Australia da sempre.

Autrice giuiasoi.com

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